La Fondazione Tshikapisk
Tshikapisk Foundation's "Nutshimiu Atusseun" program
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Benvenuto alla Fondazione Tshikapisk
Al principio delli anni 1990, un gruppo di Innu erano molto ansiosi della direzione in cui la societa Innu si sviluppava. Per questo, hanno creato un nuovo piano per incontrare queste difficolta.La Fondazione Tshikapisk e stata iniziata nel 1997 per promuovere la cultura Innu and per proteggere la loro terra. Vi offre una oppurtunita unica di conoscere la piu vasta zona selvaggia del Nord America, dividendo con e aiutando gli indigeni Innu che la conoscono profondamente. Come loro ospiti, potete participare in uno camp situato nel interno del Labrador, Canada, partecipando nelle loro attivita giornaliere di una cultura vivente della caccia, insieme, se desiderate, ad un gruppo di Innu e Smithsonian archeologi investigando la storia umana della regione.
La Fondazione Tshikapisk ha una missione educativa. I loro fondi sono utilizzati per proveddere impiego ai Nutshimiu Innut (aborigeni Innu che abitano nel interiore) e per sostenere programmi di esperienza per i giovani Innu.
Per piu informazione, o per contribuire al lavoro della Fondazione Tshikapisk, contattare Biasutti Marina al indirizzombiasutti
nunatsiavut
com
La Fondazione Tshikapisk ha una missione educativa. I loro fondi sono utilizzati per proveddere impiego ai Nutshimiu Innut (aborigeni Innu che abitano nel interiore) e per sostenere programmi di esperienza per i giovani Innu.
Per piu informazione, o per contribuire al lavoro della Fondazione Tshikapisk, contattare Biasutti Marina al indirizzo
Kakatshutshistun
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Nitassinan
Nitassinan
Gli Innu, fino a pochi decenni fa conosciuti come "Montagnais" oppure "Naskapi" , vivono nel nord-estdel Canada divisi tra il Québec, territorio di lingua francese, e la penisola del Labrador, dove si parla l’inglese: la terra natale viene chiamata Nitassinan nella lingua degli aborigeni. Nitassinan è una regione caratterizzata da un clima particolarmente rigido, di tipo subpolare, e il territorio si presenta del tutto inospitale agli occhi di un europeo: un’ immensa distesa di foreste e rocce, ricoperte da neve e ghiacci per più di otto mesi all’anno.
Gli Innu, fino a pochi decenni fa conosciuti come "Montagnais" oppure "Naskapi" , vivono nel nord-estdel Canada divisi tra il Québec, territorio di lingua francese, e la penisola del Labrador, dove si parla l’inglese: la terra natale viene chiamata Nitassinan nella lingua degli aborigeni. Nitassinan è una regione caratterizzata da un clima particolarmente rigido, di tipo subpolare, e il territorio si presenta del tutto inospitale agli occhi di un europeo: un’ immensa distesa di foreste e rocce, ricoperte da neve e ghiacci per più di otto mesi all’anno.
Chi erano e chi sono
"Innu" significa "essere umano" ed è la parola con cui questo popolo chiama se stesso. Nonostante l’apparente somiglianza tra le parole "Innu" e "Inuit", tra le due non c’è relazione. In termini linguistici e culturali, gli Innu sono il sottogruppo orientale dell’ etnia Cree, la quale vive nelle foreste nordboreali tra l’Oceano Atlantico e le Montagne Rocciose. I Cree fanno parte della famiglia linguistica degli Algonki, antica popolazione di cacciatori-raccoglitori originaria della penisola del Labrador: da essi discendono anche i Mi’kmaq dell’isola di Terranova e i Beothuks, estintisi nel secolo scorso. La lingua di ceppo algonquian che parlano gli Innu si chiama innu-aimun.
Gli Innu si dividono principalmente tra quelli delle foreste e quelli della tundra. I primi vivono nel sud-ovest della penisola del Québec-Labrador e dipendono da animali relativamente sedentari, come castori, alci, orsi, istrici, lepri e pesci lacustri . Essi vivevano in piccoli gruppi multifamigliari all’interno di una regione delimitata, nell’ambito della quale si spostavano frequentemente. I secondi, i Mushuau Innu, del nord-est della penisola, sono dipendenti principalmente dalle mandrie migratorie di caribù. Nel passato erano soliti riunirsi dove i caribù si radunavano in gran numero, in luoghi come Indian House Lake nel nord del Québec, vicino al confine con il Labrador, ma per la maggior parte del tempo erano dispersi in piccole comunità. Sebbene questi due gruppi condividano elementi basilari di una stessa cultura, i loro stili di vita differiscono in alcuni aspetti, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione sociale e alcune pratiche e credenze religiose.
Originariamente, gli Innu erano cacciatori nomadi che trascorrevano la maggior parte dell’anno nell’entroterra,raggiungendo le coste soltanto per brevi periodi durante l’estate. Gli animali, e in modo particolare il caribù, erano al centro della vita degli Innu come fonti di cibo, vestiario e utensili. Gli Innu percorrevano grandi distanze, soprattutto quando la cacciagione era scarsa, vivevano in piccole comunità e avevano una profondissima conoscenza dell’enorme penisola del Québec-Labrador. Gli Innu utilizzavano canoe di corteccia, racchette da neve e slitte per i loro spostamenti e vivevano in diversi tipi di abitazione ricoperte da cortecce o pelli di animali, oppure in tende coniche, chiamate mitshuap. Le attrezzature per le abitazioni e gli utensili da caccia erano facilmente trasportabili e sono la testimonianza di un perfetto adattamento alle caratteristiche ambientali e climatiche del Labrador subpolare: gli Innu avevano sviluppato grandi abilità nella lavorazione e nell’uso di legno, pietra, ossa e delle pelli. Oggi gli Innu si servono anche delle moderne tecnologie, come motoslitte o ricetrasmittenti, per rendere più agevole la vita nelle foreste, ma ciò non ha provocato l’abbandono della proprialingua e cultura da parte di questo popolo.
Oggi ci sono più di 18000 Innu che vivono in undici comunità in Québec e nel Labrador. Le due comunità del Labrador sono Sheshatshiu, sul lago Melville e Natuashish. La popolazione di Sheshatshiu è costituita da circa 1800 abitanti e quella di Natuashish da circa 750. Queste due comunità insieme costituiscono la "Innu Nation," che rappresenta la gente Innu del Labrador nel resto del mondo.
Gli Innu si dividono principalmente tra quelli delle foreste e quelli della tundra. I primi vivono nel sud-ovest della penisola del Québec-Labrador e dipendono da animali relativamente sedentari, come castori, alci, orsi, istrici, lepri e pesci lacustri . Essi vivevano in piccoli gruppi multifamigliari all’interno di una regione delimitata, nell’ambito della quale si spostavano frequentemente. I secondi, i Mushuau Innu, del nord-est della penisola, sono dipendenti principalmente dalle mandrie migratorie di caribù. Nel passato erano soliti riunirsi dove i caribù si radunavano in gran numero, in luoghi come Indian House Lake nel nord del Québec, vicino al confine con il Labrador, ma per la maggior parte del tempo erano dispersi in piccole comunità. Sebbene questi due gruppi condividano elementi basilari di una stessa cultura, i loro stili di vita differiscono in alcuni aspetti, soprattutto per quanto riguarda l’organizzazione sociale e alcune pratiche e credenze religiose.
Originariamente, gli Innu erano cacciatori nomadi che trascorrevano la maggior parte dell’anno nell’entroterra,raggiungendo le coste soltanto per brevi periodi durante l’estate. Gli animali, e in modo particolare il caribù, erano al centro della vita degli Innu come fonti di cibo, vestiario e utensili. Gli Innu percorrevano grandi distanze, soprattutto quando la cacciagione era scarsa, vivevano in piccole comunità e avevano una profondissima conoscenza dell’enorme penisola del Québec-Labrador. Gli Innu utilizzavano canoe di corteccia, racchette da neve e slitte per i loro spostamenti e vivevano in diversi tipi di abitazione ricoperte da cortecce o pelli di animali, oppure in tende coniche, chiamate mitshuap. Le attrezzature per le abitazioni e gli utensili da caccia erano facilmente trasportabili e sono la testimonianza di un perfetto adattamento alle caratteristiche ambientali e climatiche del Labrador subpolare: gli Innu avevano sviluppato grandi abilità nella lavorazione e nell’uso di legno, pietra, ossa e delle pelli. Oggi gli Innu si servono anche delle moderne tecnologie, come motoslitte o ricetrasmittenti, per rendere più agevole la vita nelle foreste, ma ciò non ha provocato l’abbandono della proprialingua e cultura da parte di questo popolo.
Oggi ci sono più di 18000 Innu che vivono in undici comunità in Québec e nel Labrador. Le due comunità del Labrador sono Sheshatshiu, sul lago Melville e Natuashish. La popolazione di Sheshatshiu è costituita da circa 1800 abitanti e quella di Natuashish da circa 750. Queste due comunità insieme costituiscono la "Innu Nation," che rappresenta la gente Innu del Labrador nel resto del mondo.
Vita Innu
I valori degli Innu sono radicati in una complessa cosmologia che contrasta fortemente con la tradizione giudaico-cristiana e scientifica propria degli Euro-canadesi. Gli Innu, come molte altre popolazioni indigene, credono che l’universo sia pervaso da potenti forze spirituali che influiscono profondamente sulle loro vite: riconoscere queste forze è così importante per la sopravvivenza comesaper interpretare i cambiamenti del tempo o il mutare delle stagioni.
Anima della cultura innu è il continuo contatto con gli animali, centro dell’economia (in senso lato) e base delle tradizioni religiose. La religione degli Innu, che è sopravvissuta fino ad oggi nonostante le battaglie condotte dalla Chiesa cattolica, insegna che gli animali sono esseri spirituali. Gli spiriti più importanti, infatti, sono i "padroni" degli animali, che controllano il caribù e le altre specie aiutando gli Innu a sopravvivere. Gli Innu, in cambio, devono distribuire scrupolosamente la carne fra di loro e dimostrare il proprio rispetto per gli spiriti seguendo determinate regole: le ossa delle gambe del caribù, per esempio, devono venire accuratamente conservate e il midollo mischiato a grasso per preparare un cibo sacro, chiamato mukushan, durante la festa cerimoniale successiva alla caccia. Il gettare via queste ossa sarebbe profondamente irrispettoso nei confrontidi kanipinikat sikueu (spirito padrone del caribù, e quindi il più importante fra i padroni), il quale potrebbe esprimere la sua rabbia impedendo agli Innu la caccia o addirittura facendoli ammalare. Gli Innu credono che gli animali si offrano volontariamente per essere uccisi e per questo motivo vengono trattati dai cacciatori con molto rispetto. Questi credono che, finché non uccideranno gli animali senza un motivo, non sprecheranno la carne e tratteranno i loro cadaveri nella maniera ritualmente giusta, la cacciagione sarà abbondante ogni anno.
La religione tradizionale, gran parte della quale è composta da leggende,è finalizzatasoprattutto allarichiesta di assistenza durante la cacciaoppure alla comunicazione con spiriti ritenuti in grado di controllare differenti gruppi di animali o determinati fenomeni atmosferici. Gli Innu si servivanono di diverse forme di divinazione, la più conosciuta delle quali è la kutshapatshikan, o tenda che si scuote. Durante questo rito, lo sciamano, all’interno di una tenda appositamente costruita e ricoperta con pelli di animali, si metteva in contatto diretto con gli spiriti padroni degli animali, per farsi spigare da loro le ragioni della scarsezza della cacciagione. La cerimonia poteva andare avanti per ore e raggiungeva il suo momento culminante quando lo sciamano parlava con gli spiriti: in quel momento la tenda cominciava a scuotersi e a sbattere violentemente, i presenti udivano un rumore simile a quello del vento e lo sciamano cominciava a parlare in una lingua sconosciuta. Alla fine, lo sciamano, esausto per lo sforzo, era in grado di spiegare agli altri i motivi per cui gli spiriti erano adirati e come si potava porvi rimedio.
Per mettersi in contatto con gli spiriti, gli Innu interpretano anche i sogni e usano cantare canzoni ispirati dai sogni, accompagnandosi con un tamburo.
Un’altra caratteristica della cultura innu, profondamente diversa da quella cristiana, è che, invece di far risalire le origini e la natura dell’universo ad una singola e coerente teoria, essa spiega e accetta vari aspetti e fenomeni attraverso un gran numero di storie. Per esempio le storie di Kuekuatsheu , una figura truculenta, astuta e imbrogliona, si soffermano sull’imprevedibilità della vita e sono ricche di elementi bizzarri (libertà sessuale, inganni, sotterfugi). I racconti sull’ eroe, trucidatore di mostri, Tshakapesh,invece, evidenziano l’importanza dell’altruismo e del coraggio. Un terzo ciclo leggende, che include una delle più importanti storie innu, "L’uomo che sposò un caribù", si focalizza sull’amorevole e interdipendente relazione che c’è tra gli uomini e gli spiriti degli animali.
Anima della cultura innu è il continuo contatto con gli animali, centro dell’economia (in senso lato) e base delle tradizioni religiose. La religione degli Innu, che è sopravvissuta fino ad oggi nonostante le battaglie condotte dalla Chiesa cattolica, insegna che gli animali sono esseri spirituali. Gli spiriti più importanti, infatti, sono i "padroni" degli animali, che controllano il caribù e le altre specie aiutando gli Innu a sopravvivere. Gli Innu, in cambio, devono distribuire scrupolosamente la carne fra di loro e dimostrare il proprio rispetto per gli spiriti seguendo determinate regole: le ossa delle gambe del caribù, per esempio, devono venire accuratamente conservate e il midollo mischiato a grasso per preparare un cibo sacro, chiamato mukushan, durante la festa cerimoniale successiva alla caccia. Il gettare via queste ossa sarebbe profondamente irrispettoso nei confrontidi kanipinikat sikueu (spirito padrone del caribù, e quindi il più importante fra i padroni), il quale potrebbe esprimere la sua rabbia impedendo agli Innu la caccia o addirittura facendoli ammalare. Gli Innu credono che gli animali si offrano volontariamente per essere uccisi e per questo motivo vengono trattati dai cacciatori con molto rispetto. Questi credono che, finché non uccideranno gli animali senza un motivo, non sprecheranno la carne e tratteranno i loro cadaveri nella maniera ritualmente giusta, la cacciagione sarà abbondante ogni anno.
La religione tradizionale, gran parte della quale è composta da leggende,è finalizzatasoprattutto allarichiesta di assistenza durante la cacciaoppure alla comunicazione con spiriti ritenuti in grado di controllare differenti gruppi di animali o determinati fenomeni atmosferici. Gli Innu si servivanono di diverse forme di divinazione, la più conosciuta delle quali è la kutshapatshikan, o tenda che si scuote. Durante questo rito, lo sciamano, all’interno di una tenda appositamente costruita e ricoperta con pelli di animali, si metteva in contatto diretto con gli spiriti padroni degli animali, per farsi spigare da loro le ragioni della scarsezza della cacciagione. La cerimonia poteva andare avanti per ore e raggiungeva il suo momento culminante quando lo sciamano parlava con gli spiriti: in quel momento la tenda cominciava a scuotersi e a sbattere violentemente, i presenti udivano un rumore simile a quello del vento e lo sciamano cominciava a parlare in una lingua sconosciuta. Alla fine, lo sciamano, esausto per lo sforzo, era in grado di spiegare agli altri i motivi per cui gli spiriti erano adirati e come si potava porvi rimedio.
Per mettersi in contatto con gli spiriti, gli Innu interpretano anche i sogni e usano cantare canzoni ispirati dai sogni, accompagnandosi con un tamburo.
Un’altra caratteristica della cultura innu, profondamente diversa da quella cristiana, è che, invece di far risalire le origini e la natura dell’universo ad una singola e coerente teoria, essa spiega e accetta vari aspetti e fenomeni attraverso un gran numero di storie. Per esempio le storie di Kuekuatsheu , una figura truculenta, astuta e imbrogliona, si soffermano sull’imprevedibilità della vita e sono ricche di elementi bizzarri (libertà sessuale, inganni, sotterfugi). I racconti sull’ eroe, trucidatore di mostri, Tshakapesh,invece, evidenziano l’importanza dell’altruismo e del coraggio. Un terzo ciclo leggende, che include una delle più importanti storie innu, "L’uomo che sposò un caribù", si focalizza sull’amorevole e interdipendente relazione che c’è tra gli uomini e gli spiriti degli animali.
La storia
Ci sono testimonianze dell’esistenza degli Innu nella penisola del Labrador, che risalgono a 1300 anni a.C.
I primi contatti tra gli Innu e gli europei ebbero luogo verso la fine del 10° sec., quando alcuni vichinghi norvegesi si spinsero fino all’ isola di Terranova e vi rimasero per qualche tempo. Bisognerà attendere altri cinquecento anni prima che un altro europeo, Caboto, nel 1497, metta piede su queste terre.
Durante il secolo successivo i rapporti tra innu ed europei cominciarono ad intensificarsi, soprattutto attraverso il commercio di carni e pellicce pregiate e, a causa della pescosità del mare al largo delle coste dell’isola di Terranova, già verso la fine del ‘500 numerose navi da pesca europee si spingevano in queste acque nei mesi estivi.
All’inizio del ‘600 questi contatti di tipo informale tra popolazioni locali e commercianti europei vennero sottoposti alle leggi di Francia e Inghilterra. Il commercio delle pellicce stava diventando estremamente redditizio e le grandi potenze del Vecchio Continente cominciarono a regolamentarlo e controllarlo: la conquista di questo mercato era vista come la chiave della dominazione coloniale nell’estremo nord-est americano.
All’ interno di questo quadro, gli aborigeni venivano meramente sfruttati per la fornitura delle pelli e venivano costretti con la forza a prestare assistenza militare a una corona o all’altra. Questo aspetto però, toccò solo marginalmente gli Innu del Labrador, a causa dell’ inospitalità delle terre che occupavano, e fu invece alla base della decimazione degli Innu del New England e dello sterminio dei vicini Beothucks nel 19° sec. Le tribù che trascorrevano l’inverno cacciandonelle regioni interne (Nutshimit) e che raggiungevano le coste solo d’estate per portate le pelli ai trafficanti, furono quelle che più di tutte riuscirono a sottrarsi alla colonizzazione culturale degli europei: i Mushuau Innu ne sono un esempio.
Non conoscendo l’uso della moneta, gli Innu scambiavano le pelli degli animali con beni di provenienza europea, e questo cominciò a minare la loro autosufficienza. Seppure in misura diversa a seconda dei casi, gli Innu stavano perdendo gran parte della loro autosufficienza nei confronti del mondo esterno. Nel corso del 19° sec. molti non riuscivano più a fare a meno di quei beni che i commercianti europei fornivano loro in cambio delle pelli: i traffici avevano creato negli indigeni dei bisogni "artificiali", sconosciuti fino a pochi decenni prima. Questo permetteva ai commercianti di tenere gli Innu al giogo obbligandoli a fornire un numero di pelli sempre maggiore.
Il 20° sec. vide aumentare notevolmente gli abusi sugli Innu da parte di colonizzatori non-Innu, i cosiddetti "Akanishau"(che parla l’inglese = bianco). Nel 1927, il Comitato
Giudiziario del Consiglio della Corona a Londra rafforzò ancora il controllo coloniale, tracciando arbitrariamente un confine politico in mezzo a Nitassinan. In questo modo venne creato una separazione tra membri della stessa famiglia alcuni dei quali si ritrovarono sotto la giurisdizione del Québec, parte francofona della confederazione Canadese, mentre i loro parenti abitavano nel Labrador, parte della colonia britannica di Terranova.
Nel 1949 i territori di Terranova e Labrador vennero ceduti dall’Inghilterra al Canada: da questo momento ebbe inizio la penetrazione massiccia di elementi non-Innu in queste aree e l’ imposizione del modello di vita euro-occidentale.
I primi contatti tra gli Innu e gli europei ebbero luogo verso la fine del 10° sec., quando alcuni vichinghi norvegesi si spinsero fino all’ isola di Terranova e vi rimasero per qualche tempo. Bisognerà attendere altri cinquecento anni prima che un altro europeo, Caboto, nel 1497, metta piede su queste terre.
Durante il secolo successivo i rapporti tra innu ed europei cominciarono ad intensificarsi, soprattutto attraverso il commercio di carni e pellicce pregiate e, a causa della pescosità del mare al largo delle coste dell’isola di Terranova, già verso la fine del ‘500 numerose navi da pesca europee si spingevano in queste acque nei mesi estivi.
All’inizio del ‘600 questi contatti di tipo informale tra popolazioni locali e commercianti europei vennero sottoposti alle leggi di Francia e Inghilterra. Il commercio delle pellicce stava diventando estremamente redditizio e le grandi potenze del Vecchio Continente cominciarono a regolamentarlo e controllarlo: la conquista di questo mercato era vista come la chiave della dominazione coloniale nell’estremo nord-est americano.
All’ interno di questo quadro, gli aborigeni venivano meramente sfruttati per la fornitura delle pelli e venivano costretti con la forza a prestare assistenza militare a una corona o all’altra. Questo aspetto però, toccò solo marginalmente gli Innu del Labrador, a causa dell’ inospitalità delle terre che occupavano, e fu invece alla base della decimazione degli Innu del New England e dello sterminio dei vicini Beothucks nel 19° sec. Le tribù che trascorrevano l’inverno cacciandonelle regioni interne (Nutshimit) e che raggiungevano le coste solo d’estate per portate le pelli ai trafficanti, furono quelle che più di tutte riuscirono a sottrarsi alla colonizzazione culturale degli europei: i Mushuau Innu ne sono un esempio.
Non conoscendo l’uso della moneta, gli Innu scambiavano le pelli degli animali con beni di provenienza europea, e questo cominciò a minare la loro autosufficienza. Seppure in misura diversa a seconda dei casi, gli Innu stavano perdendo gran parte della loro autosufficienza nei confronti del mondo esterno. Nel corso del 19° sec. molti non riuscivano più a fare a meno di quei beni che i commercianti europei fornivano loro in cambio delle pelli: i traffici avevano creato negli indigeni dei bisogni "artificiali", sconosciuti fino a pochi decenni prima. Questo permetteva ai commercianti di tenere gli Innu al giogo obbligandoli a fornire un numero di pelli sempre maggiore.
Il 20° sec. vide aumentare notevolmente gli abusi sugli Innu da parte di colonizzatori non-Innu, i cosiddetti "Akanishau"(che parla l’inglese = bianco). Nel 1927, il Comitato
Giudiziario del Consiglio della Corona a Londra rafforzò ancora il controllo coloniale, tracciando arbitrariamente un confine politico in mezzo a Nitassinan. In questo modo venne creato una separazione tra membri della stessa famiglia alcuni dei quali si ritrovarono sotto la giurisdizione del Québec, parte francofona della confederazione Canadese, mentre i loro parenti abitavano nel Labrador, parte della colonia britannica di Terranova.
Nel 1949 i territori di Terranova e Labrador vennero ceduti dall’Inghilterra al Canada: da questo momento ebbe inizio la penetrazione massiccia di elementi non-Innu in queste aree e l’ imposizione del modello di vita euro-occidentale.
Akaneshau
Con il passaggio al Canada dei territori occupati dagli Innu, questi ultimi vennero fatti oggetto di unprocesso di sedentarizzazione forzata. Le autorità canadesi, infatti, ritenevano che non fosse accettabile che in un paese "civilizzato" vivessero popolazioni nomadi non scolarizzate e dedite quasi unicamente alla caccia.
Oggi si ritiene che proprio questo processo di sedentarizzazione forzata stia alla base della distruzione della cultura Innu. Già alcuni missionari, secoli addietro, avevano provato a rendere gli Innu un popolo stanziale, ma i loro erano stati tentativi isolati e non avevano inciso molto sulla vita di questo popolo. All’inizio degli anni ’50, invece, le autorità canadesi misero in atto un progetto ben preciso, volto a far stanziare gli Innu in zone delimitate del territorio per poter eventualmente sfruttare le aree liberate per scopi economicamente redditizi (come la costruzione di miniere e dighe). Oltre a ciò, vennero esercitate forti pressioni affinché gli Innu abbandonassero la pratica della caccia, considerata alla stregua del vagabondaggio,e si dedicassero ad attività più "proficue": il cacciare tramite l’uso di moderne trappole, per esempio, era visto abbastanza di buon occhio, perché permetteva di raccogliere un gran numero di pelli in poco tempo (tecnica molto più efficace di quelle uste dagli innu).
Il governo voleva che gli Innu si sedentarizzassero al fine di tenerli più facilmente sotto controllo e per integrarli con il resto della popolazione canadese. Gli indigeni, da parte loro, non avevano idea di che cosa significasse essere un popolo stanziale, perché l’unico stile di vita che conoscevano era quello nomade. Molti di loro, quindi, vissero l’inizio della sedentarizzazione senza effettivamente rendersi conto di che cosa ciò comportasse. Gli Innu, inoltre, sono sempre stati abituati ad adattarsi agli improvvisi mutamenti del tempo o a seguire i branchi di caribù per potersi cibare e questo ha fatto sì che qualsiasi pensiero o progetto a lungo termine fosse per loro inconcepibile. Così come non potevaessere compreso da un Innu, il funzionamento del sistema pubblico di assistenza sanitaria: nessun Innu sapeva che cosa fosse un ospedale. Il medico della tribù era impersonato da uno sciamano che si procurava le erbe curative durante i continui spostamenti sul territorio. La costruzione di moderne strutture ospedaliere non ha migliorato le condizioni di vita degli Innu, anzi, recenti statistiche dimostrano come le mortalità infantile che colpisce questo popolo sia decisamente più alta della media canadese e che l’aspettativa di vita di un innu sia sensibilmente inferiore alla media nazionale.
Con l’inizio della sedentarizzazione, gli Innu sono stati anche costretti ad instaurare rapporti politicamente stabili con le autorità federali e provinciali: il Dipartimento Provinciale per gli Affari del Labrador Settentrionale è l’organo preposto ad esercitare un controllo diretto sulle comunità innu. A partire dagli anni ’70, in nome del principio di autodeterminazione, le autorità canadesi hanno permesso agli Innu di eleggere dei "capi" all’ interno delle proprie comunità, affinché potessero partecipare in una qualche misura alle decisioni che li riguardano, soprattutto in materia di rivendicazioni territoriali. Questi capi sono una sorta di mediatori culturali, autorizzati a prendere decisioni in nome degli altri membri della comunità. In realtà la figura del "capo" è profondamente estranea alla cultura innu: il ruolo sociale che più gli somiglia è quello dello "utshimau".In genere lo utshimau era una persona di riconosciuta esperienza alla quale ci si poteva rivolgere in caso si dovessero prendere decisioni importanti; egli, tuttavia, non faceva altro che comporre le posizioni delle varie parti, senza imporre a nessuno le proprie decisioni. Insomma, in lui si rispecchiava la volontà della comunità. Quindi, le persone che oggi sono state designate al ruolo di leader, soffrono spesso di un grave conflitto interiore: da un lato devono sforzarsi di comprendere il modo di vita degli akanishau, per poter trattare con loro, e dall’ altra devonointerpretare al meglio le esigenze degli Innu per poter aiutare il proprio popolo. Molti vivono una situazione di profondo disagio a causa della difficoltà delle decisioni che sono chiamati a prendere, soprattutto quando queste non sono condivise dai membri più anziani della comunità.
Oggi si ritiene che proprio questo processo di sedentarizzazione forzata stia alla base della distruzione della cultura Innu. Già alcuni missionari, secoli addietro, avevano provato a rendere gli Innu un popolo stanziale, ma i loro erano stati tentativi isolati e non avevano inciso molto sulla vita di questo popolo. All’inizio degli anni ’50, invece, le autorità canadesi misero in atto un progetto ben preciso, volto a far stanziare gli Innu in zone delimitate del territorio per poter eventualmente sfruttare le aree liberate per scopi economicamente redditizi (come la costruzione di miniere e dighe). Oltre a ciò, vennero esercitate forti pressioni affinché gli Innu abbandonassero la pratica della caccia, considerata alla stregua del vagabondaggio,e si dedicassero ad attività più "proficue": il cacciare tramite l’uso di moderne trappole, per esempio, era visto abbastanza di buon occhio, perché permetteva di raccogliere un gran numero di pelli in poco tempo (tecnica molto più efficace di quelle uste dagli innu).
Il governo voleva che gli Innu si sedentarizzassero al fine di tenerli più facilmente sotto controllo e per integrarli con il resto della popolazione canadese. Gli indigeni, da parte loro, non avevano idea di che cosa significasse essere un popolo stanziale, perché l’unico stile di vita che conoscevano era quello nomade. Molti di loro, quindi, vissero l’inizio della sedentarizzazione senza effettivamente rendersi conto di che cosa ciò comportasse. Gli Innu, inoltre, sono sempre stati abituati ad adattarsi agli improvvisi mutamenti del tempo o a seguire i branchi di caribù per potersi cibare e questo ha fatto sì che qualsiasi pensiero o progetto a lungo termine fosse per loro inconcepibile. Così come non potevaessere compreso da un Innu, il funzionamento del sistema pubblico di assistenza sanitaria: nessun Innu sapeva che cosa fosse un ospedale. Il medico della tribù era impersonato da uno sciamano che si procurava le erbe curative durante i continui spostamenti sul territorio. La costruzione di moderne strutture ospedaliere non ha migliorato le condizioni di vita degli Innu, anzi, recenti statistiche dimostrano come le mortalità infantile che colpisce questo popolo sia decisamente più alta della media canadese e che l’aspettativa di vita di un innu sia sensibilmente inferiore alla media nazionale.
Con l’inizio della sedentarizzazione, gli Innu sono stati anche costretti ad instaurare rapporti politicamente stabili con le autorità federali e provinciali: il Dipartimento Provinciale per gli Affari del Labrador Settentrionale è l’organo preposto ad esercitare un controllo diretto sulle comunità innu. A partire dagli anni ’70, in nome del principio di autodeterminazione, le autorità canadesi hanno permesso agli Innu di eleggere dei "capi" all’ interno delle proprie comunità, affinché potessero partecipare in una qualche misura alle decisioni che li riguardano, soprattutto in materia di rivendicazioni territoriali. Questi capi sono una sorta di mediatori culturali, autorizzati a prendere decisioni in nome degli altri membri della comunità. In realtà la figura del "capo" è profondamente estranea alla cultura innu: il ruolo sociale che più gli somiglia è quello dello "utshimau".In genere lo utshimau era una persona di riconosciuta esperienza alla quale ci si poteva rivolgere in caso si dovessero prendere decisioni importanti; egli, tuttavia, non faceva altro che comporre le posizioni delle varie parti, senza imporre a nessuno le proprie decisioni. Insomma, in lui si rispecchiava la volontà della comunità. Quindi, le persone che oggi sono state designate al ruolo di leader, soffrono spesso di un grave conflitto interiore: da un lato devono sforzarsi di comprendere il modo di vita degli akanishau, per poter trattare con loro, e dall’ altra devonointerpretare al meglio le esigenze degli Innu per poter aiutare il proprio popolo. Molti vivono una situazione di profondo disagio a causa della difficoltà delle decisioni che sono chiamati a prendere, soprattutto quando queste non sono condivise dai membri più anziani della comunità.
L’invasione
La vita degli Innu, non è stata stravolta soltanto dalla sedentarizzazione forzata, ma anche dall’assalto di Nitassinan da parte degli euro-canadesi.
Uno dei principali motivi di protesta degli Innu è costituito dal complesso idroelettricodelle Cascate Curchill (Patshetshunau). Prima della creazione dell’impianto, nel 1972, la maestosità di queste cascate era paragonabile a quella delle Niagara Falls. Il progetto ha comportato la deviazione di numerosi corsi d’acqua provocando la diminuzione della portata dei molti fiumi, oltre all’allagamento di oltre 4130 km2, al centro dei territori di caccia degli Innu. Ciò ha portato alla perdita, non solo dei terreni di caccia, ma anche di luoghi di nascita e di sepoltura che, ovviamente, rivestono un grandissimo valore e significato per gli Innu. Il principale canale navigabile degli Innu, che portava a est di Meshikimau è stato privato dell’acqua, riducendo i fiumi e i torrenti, e alterando l’habitat dei pesci e degli altri animali. Questo progetto ha sconvolto una vasta area, che si estende molto oltre i limiti della riserva. Oggi Nitassinan è minacciata da ulteriori progetti idroelettrici, in particolare l’espansione del complesso delle Cascate Churchill al Fiume Churchill Inferiore. Se questo progetto verrà realizzato, porterà alla creazione del secondo complesso idroelettrico al mondo per grandezza, la costruzione di due dighe e la deviazione di due dei fiumi più utilizzati dagli Innu (il Romaine e il St. Jean). Inoltre verranno installate linee dell’alta tensione che attraverseranno il Québec da nord a sud. Gli Innu sono molto frustrati dal fatto che le autorità conducano trattative con compagnie private per l’avanzamento di questi progetti, senza consultare i nativi, originari abitatori di queste terre.
Nel 1979 il Canada ha concesso alla NATO l’uso della base aerea di Goose Bay, costruita durante la Seconda Guerra Mondiale, per l’addestramento al volo a bassa quota e al bombardamento da parte di aerei militari. Una parte delle esercitazioni al bombardamento avvengono nella zona di Minainipi e di Seal Lake, entrambe aree predilette dagli Innu per la caccia primaverile. Inoltre, dal 1979, quando questi sono iniziati, i voli a bassa quota sono andati aumentando sempre più di numero, raggiungendo il picco di 7355 nel 1992. I voli a basa quota disturbano particolarmente la popolazione Innu e gli animali perché vengono effettuati a circa trenta metri da terra e hanno un impatto distruttivo nell’area di Nutshimit, l’ultimo posto dove gli Innu possono ancora essere liberi di praticare il loro proprio stile di vita. Gli indigeni si sono sempre battuti affinché queste esercitazioni venissero vietate nelle terre degli Innu, ma il governo canadese non sembra aver dato molto ascolto a queste proteste:al contrario, nel 1996 esso ha sottoscritto un accordo che autorizza la NATO ad effettuare fino a 18000 uscite in volo all’anno, ampliando l’area interessata. Questo è un problema che sta molto a cuore alle popolazioni locali perché i voli a bassa quota, non solo disturbano le attività legate alla caccia, ma si intromettono anche nel rapporto tra gli Innu e il loro ambiente. E purtroppo le autorità governative sembrano considerare Nutshimit non come il centro del mondo degli Innu, ma semplicemente come una terra disabitata e quindi sfruttabile per gli scopi del Canada e dei suoi alleati.
Il terzo grande motivo di contestazione al governo nei confronti degli Innu interessa le miniere di Voisey’s Bay (Eimish) a nord di Davis Inlet (Utshimassits) . Qui, nel 1994, è stato scoperto il più grande giacimento di nichel del mondo e la zona è diventata oggetto di un progetto miliardario di sfruttamento. Senza che venisse preventivamente chiesto il consenso agli Innu, sono cominciati dei lavori di esplorazione che vengono portati avanti anche nelle principali aree di caccia e di pesca, come il lago Meshikimau. Molti Innu sono nati in queste zone e hanno dei parenti sepolti lì. I gruppi di protesta degli Innu sottolineano come queste attività minerarie avranno un impatto culturale devastante e provocheranno un immenso danno ambientale, inquinando l’aria, l’acqua e la terra, e distruggendo l’area dove essi una volta cacciavano. Questa situazione è aggravata dal fatto che le compagnie minerarie stanno individuando altre zone ricche di giacimenti minerari e omai si può dire che tutta la regione di Nitassinan è interessata dal problema. Gli Innu hanno stilato in questi anni migliaia di documenti di protesta e hanno costituito l’ "Innu Nation Task Force on Mining Activities" proprio per ostacolare il proseguimento delle attività minerarie all’interno di Nitassinan.
Come si può vedere, i nodi delle proteste portate avanti dagli Innu nei confronti del governo canadese sono abbastanza peculiari e vanno al di là del semplice desiderio di riappropriazione delle terre natie. Dietro la "colonizzazione" di Nitassinan da parte degli akanishau ci sono dei fortissimi interessi economici che, finora, hanno impedito la creazione di una Nunavut* innu.
Uno dei principali motivi di protesta degli Innu è costituito dal complesso idroelettricodelle Cascate Curchill (Patshetshunau). Prima della creazione dell’impianto, nel 1972, la maestosità di queste cascate era paragonabile a quella delle Niagara Falls. Il progetto ha comportato la deviazione di numerosi corsi d’acqua provocando la diminuzione della portata dei molti fiumi, oltre all’allagamento di oltre 4130 km2, al centro dei territori di caccia degli Innu. Ciò ha portato alla perdita, non solo dei terreni di caccia, ma anche di luoghi di nascita e di sepoltura che, ovviamente, rivestono un grandissimo valore e significato per gli Innu. Il principale canale navigabile degli Innu, che portava a est di Meshikimau è stato privato dell’acqua, riducendo i fiumi e i torrenti, e alterando l’habitat dei pesci e degli altri animali. Questo progetto ha sconvolto una vasta area, che si estende molto oltre i limiti della riserva. Oggi Nitassinan è minacciata da ulteriori progetti idroelettrici, in particolare l’espansione del complesso delle Cascate Churchill al Fiume Churchill Inferiore. Se questo progetto verrà realizzato, porterà alla creazione del secondo complesso idroelettrico al mondo per grandezza, la costruzione di due dighe e la deviazione di due dei fiumi più utilizzati dagli Innu (il Romaine e il St. Jean). Inoltre verranno installate linee dell’alta tensione che attraverseranno il Québec da nord a sud. Gli Innu sono molto frustrati dal fatto che le autorità conducano trattative con compagnie private per l’avanzamento di questi progetti, senza consultare i nativi, originari abitatori di queste terre.
Nel 1979 il Canada ha concesso alla NATO l’uso della base aerea di Goose Bay, costruita durante la Seconda Guerra Mondiale, per l’addestramento al volo a bassa quota e al bombardamento da parte di aerei militari. Una parte delle esercitazioni al bombardamento avvengono nella zona di Minainipi e di Seal Lake, entrambe aree predilette dagli Innu per la caccia primaverile. Inoltre, dal 1979, quando questi sono iniziati, i voli a bassa quota sono andati aumentando sempre più di numero, raggiungendo il picco di 7355 nel 1992. I voli a basa quota disturbano particolarmente la popolazione Innu e gli animali perché vengono effettuati a circa trenta metri da terra e hanno un impatto distruttivo nell’area di Nutshimit, l’ultimo posto dove gli Innu possono ancora essere liberi di praticare il loro proprio stile di vita. Gli indigeni si sono sempre battuti affinché queste esercitazioni venissero vietate nelle terre degli Innu, ma il governo canadese non sembra aver dato molto ascolto a queste proteste:al contrario, nel 1996 esso ha sottoscritto un accordo che autorizza la NATO ad effettuare fino a 18000 uscite in volo all’anno, ampliando l’area interessata. Questo è un problema che sta molto a cuore alle popolazioni locali perché i voli a bassa quota, non solo disturbano le attività legate alla caccia, ma si intromettono anche nel rapporto tra gli Innu e il loro ambiente. E purtroppo le autorità governative sembrano considerare Nutshimit non come il centro del mondo degli Innu, ma semplicemente come una terra disabitata e quindi sfruttabile per gli scopi del Canada e dei suoi alleati.
Il terzo grande motivo di contestazione al governo nei confronti degli Innu interessa le miniere di Voisey’s Bay (Eimish) a nord di Davis Inlet (Utshimassits) . Qui, nel 1994, è stato scoperto il più grande giacimento di nichel del mondo e la zona è diventata oggetto di un progetto miliardario di sfruttamento. Senza che venisse preventivamente chiesto il consenso agli Innu, sono cominciati dei lavori di esplorazione che vengono portati avanti anche nelle principali aree di caccia e di pesca, come il lago Meshikimau. Molti Innu sono nati in queste zone e hanno dei parenti sepolti lì. I gruppi di protesta degli Innu sottolineano come queste attività minerarie avranno un impatto culturale devastante e provocheranno un immenso danno ambientale, inquinando l’aria, l’acqua e la terra, e distruggendo l’area dove essi una volta cacciavano. Questa situazione è aggravata dal fatto che le compagnie minerarie stanno individuando altre zone ricche di giacimenti minerari e omai si può dire che tutta la regione di Nitassinan è interessata dal problema. Gli Innu hanno stilato in questi anni migliaia di documenti di protesta e hanno costituito l’ "Innu Nation Task Force on Mining Activities" proprio per ostacolare il proseguimento delle attività minerarie all’interno di Nitassinan.
Come si può vedere, i nodi delle proteste portate avanti dagli Innu nei confronti del governo canadese sono abbastanza peculiari e vanno al di là del semplice desiderio di riappropriazione delle terre natie. Dietro la "colonizzazione" di Nitassinan da parte degli akanishau ci sono dei fortissimi interessi economici che, finora, hanno impedito la creazione di una Nunavut* innu.
